lunedì 22 ottobre 2012

notte di mezzo autunno

In principio c’era internet.
E su internet c’erano tanti “siti”, isole nella rete piene, chi più chi meno, di contenuti. Era un posto dove navigavano gli internauti. Pagine.

Poi venne lui, il blog.
E gli internauti cominciarono a parlare di sè stessi. Dei loro viaggi e delle loro scoperte. Tutto era lì a portata di un link. Articoli.

E adesso ci sono i social network.
Circuiti chiusi, collegati tra di loro, ma pur sempre chiusi. Sono tutti lì, trasportati dlla comodità di un’applicazione specializzata che ti permette, finalmente, di comunicare al mondo che non hai niente da dire. Frasi.

 Internauta è qualcosa di più.

lunedì 26 luglio 2010



Sono vecchio e polemico.
Se la pubblicità deve riflettere i nostri desideri, allora sostengo le antifone dei vecchi bacucchi: si stava meglio quando si stava peggio, non ci sono più i giovani di una volta, dove andremo a finire.
Mi sono trovato a discutere sulla validità di un settimanale dedicato al pubblicato femminile con mia madre che, per fortuna, sembra (metaforicamente) aver visto un pò più in là della prima pagina. Già dalla copertina (quindi qualcuno di voi saprà già di quale giornaletto sto parlando) si intuisce che il pezzo forte del settimanale è una breve intervista a Cameron Diaz, che campeggia sulla copertina mentre si erge da una sedia tipo da regista, vestita solo di un audace costume da mare che ben poco lascia all'immaginazione, un bel paio di scarpe col tacco a spillo degne della migliore master e uno sguardo ammiccante di quelli che sembrano dirti "sì, voglio te (e tutto il tuo cetriolame)". Ma non era una rivista femminile? Iniziamo bene!
Sul retro, una pubblicità a tutta pagina di intimissimi che più per donne sembra una foto da playboy, di quelle che nascondono i marinai nei loro sacchi a pelo. Ma qui la storia è nota, in realtà serve a scatenare nelle pulzelle la competizione tra loro e la modella, e di presentarsi una sera al proprio pisquano con indosso il completino per fare "allora, meglio pasticciarsi davanti alla foto o pastrugnare queste belle cosciotte reali?".
Dentro la rivistina, troviamo in primis un'articoletto sulla Letizia Moratti. Personaggio che viene ritratto durante una gioisa pausa caffè+torta+colleghi al baretto chic della Milano da bere. Ok, andiamo avanti.
Il giornaletto prosegue con una miriade di microarticoli del medesimo spessosre (quant'è bello il mio nuovo pratino all'inglese/cosa fare se mio figlio gioca alla playstation/le nuove imperdibili trendy scarpine per quest'estate) fino ad arrivare al pezzo forte: l'intervistona a Cameron Diaz. Intervistona che si riduce a 2 foto ENORMI della Diaz, ritratta mentre esce ammiccando dalla piscina, e mentre prende il sole praticamente patana, aspettando che il suo schiavo nubiano le porti un gin tonic. L'intervista, 4 domande che non concludono niente. Però Cameron Diaz è proprio figa con quel costumino. Ho già detto che Cameron Diaz è figa? Ah.
Farciscono il giornale un sacco di rubrichette sciccose su come preparare una perfetta frittata (mecojoni) e cosa mettere nella borsetta per un perfetto make-up d'emergenza al semaforo (esticazzi), le lettere scritte dalle giovani pasticcine sciantose che dicono quanto sia trendy e a-la-page fare jogging a central park col proprio iPod. Sempre meglio.
Sono proprio vecchio e polemico.
Editoria italiana, ripigliati ste quattro cagate e aridacce Selezione.

sabato 19 dicembre 2009




cos'hanno in comune un aborigeno ed un inuit? all'apparenza, nulla. in realtà, solo la forma esterna. entrambi nascono, vivono, crescono, muoiono. uno dei due prende più sole ed avrà la pelle bruciata; ma l'altro prende più vento e più freddo, ed avrà la pelle segnata da questo. differenze esterne. differenze buone per una tigre, o per un orso polare affamato: noi, homo sapiens, abbiamo sviluppato il dono di vedere Oltre. di vedere la Storia, quella degli uomini. Storie che, come per magie, sono identiche. rabbia, gioia, felicità, gelosia, tristezza, soddisfazione, impegno e mille altre ancora: non credo di aver avuto abbastanza tempo per conoscere tutte le sfumature con cui può essere dipinta una Storia.
le Storie, di cui non vi racconto qui perchè non mi chiamo Manzoni e non voglio essere prolisso, sia quella di Dayindi che quella di Atanrjuat si perdono nelle nebbie dei tempi. antichissime. prima che l'uomo creasse il denaro, la fama, il telefono cellulare. eppure queste storie, se Ascoltate, ci piombano addosso attualissime e più forti che mai. se Ascoltate, ti prendono per il bavero della camicia e ti scuotono con un vigore degno di un giovane acrobata. perchè? perchè parlano di Uomini, di Noi. senza parole complicate, senza burocrazia formale. sono arrivate fino a noi perchè sono Storie degne di essere Ascoltate. e scrivere una Storia degna di tale onore avendo a disposizione una lancia di bambù o di osso di balena è un compito che necessita particolare impegno, questo è inopinabile.


proprio qui, mi fermo a riflettere. mi guardo attorno, vedo muri di mattoni e cemento e ferro, vedo un netbook, vedo una rete che mi consente di poter comunicare dall'altr parte del globo terracqueo all'istante, vedo libri stampati. sono strumenti che ci facilitano la vita. ci mettono tra mani la possibilità di scrivere la nostra storia. quante cose avrebbero potuto fare Dayindi ed Atanarjuat, con un coltellino svizzero al posto della selce o di un osso. Noi, ora, siamo in un'epoca d'oro. abbiamo la possibilità di scrivere e sviluppare la nostra storia. farla diventare degna di essere raccontata. solo che l'uomo dentro di noi viene imbavagliato e rinchiuso nel dimenticatoio da tutto ciò che è non-uomo: così ci dimentichiamo che siamo Uomini e di come si scrive la Storia di un Uomo. e crediamo all'illusione che tutto ciò che è non-uomo ci serva, come l'ossigeno, per Vivere. ma è Vita? la Vita è qualcosa di virale. dove c'è Vita si genera altra Vita, queste energie si toccano, si scontrano, si uniscono, si dividono, si rimescolano in quel caos che ci dà energie per vivere. queste forze siamo Noi, che ci sfioriamo, ci guardiamo, ci scontriamo, ci uniamo, ci assimiliano e ci dividiamo. la comunità prospera quando gli elementi sono relazionati gli uni agli altri. c'è movimento, energia. un'insieme di elementi variopinti ma separati gli uni dagli altri è solo un mucchio di "cose" senza froma. pensate ad un mucchio di mattoni in una pozzanghera con sopra un sacco di cemento. ora pensate ad un muro. acqua, cemento, mattoni. relazionati tra di loro, connessi. quel muro può fare ombra, può reggere un tetto, può essere dipinto, può farci da sostegno, ci possiamo giocare a muretto, ci attacchiamo un quadro. il mucchio di mattoni nella pozzanghera...fa disordine, non serve a niente. però è servito a chi ha venduto il materiale.


Noi, Uomini, abbiamo in mano gli strumenti per fare Cose. ma non da soli. siamo tutti qui, con gli occhi bendati: non possiamo vederci, possiamo solo sentirci e raccontarci le storie che vediamo dipinte sull'interno delle nostre bende, ognuno che crede che la sua benda sia la più bella di tutte. dobbiamo avere il coraggio di levare le bende che proteggono i nostri occhi, disegnate di oro e pietre preziose all'interno, e farci bruciare gli occhi dal sole per vederci l'un l'altro, accorgersi di non essere mattoni e acqua e cemento buttati lì a caso e scoprire che nessuna cosa possiamo aver visto disegnata nelle nostre bende può essere più vivida delle Storie che sentiamo e Vediamo con i nostri occhi e le nostre orecchie. non dico che non sia indolore: se non abbiamo mai usato gli occhi alla luce del sole prima d'ora, dovremo abituarci. e mentre si patisce per il dolore, chi a fianco è ancora bendato può farci notare come si stia benissimo al riparo della benda, ma a quel punto, noi saremmo già persi negli occhi (sbendati) di quelle meravigliose creature che sono gli Uomini attorno a noi.


E uno dopo l'altro, pian piano, ci sveglieremo e ci scopriremo Uomini.



borderline.

ultimamente mi capita spesso di buttare un'occhio su di me. è come se salissi sul ponte panoramico: vedo me, e vedo la mia direzione. le mie direzioni, anzi.

inspiro. espiro. traspiro. aspiro!

a cosa aspiriamo? mi viene da chiedermi. la risposta dovrei darmela da solo: studio progettazione. in teoria dovrei essere in grado di capire cosa vuole la gente e come darglielo.

io faccio felice la gente.

[mahatmaghandi-mode ON]

-5 minuti-

[mahatmaghandi-mode ERROR]

[mahatmaghandi-mode OFF]

la gente desidera cose opposte. vuole sicurezza, routine. aggiungere un giorno alla vita. ma vuole anche novità, vuole sorpresa, vuole cambiare. ma non vuole dare vita ad ogni giorno (mi spiace, sig.na Montalcini): vita comprende piaceri e dispiaceri. gioie e dolori. e questo, all'uomo, non va giù: l'uomo vorrebbe solo la torta. a sparecchiare, ci pensi qualcun'altro. e qui arriviamo al dunque.

tendiamo ad un equilibrio superiore. vogliamo arrivare lì, convinti che una volta arrivati lì saremo a posto, felici ed eterni. errore. la monotonia, la consuetudine, attanaglia. fa paura.

prima.non vi preoccupate: ci siamo noi, i borderline, qualli che non sono miti, che non lo diventeranno. perchè fintanto che non lo diventano possono muoversi, fare, disfare. creare. per poi lanciare, ogni tanto, un meraviglioso fuoco d'artificio per farvi girare tutti verso un orizzonte nuovo. ma l'orizzonte è lontano: probabilmente si rigireranno tutti a guardare nuovamente ciò che stavano fissando prima. ma avranno fatto un pò di passi in quella direzione. e nuovamente noi, non visti, potremo tornare ad inventare, fare, disfare, per farvi fare un altro passo.

io faccio felice la gen... il pastore.



il signor Chu è il miglior cuoco di Taipei.

ma non solo. il signor Chu è un volano inarrestabile: come un vento che s'insinua anche nella più piccola fenditura e fa tremare la terra.

gente com il signor Chu se ne incontra poca. quando ne trovi, la bolli al 90% come pazza; perchè sembra non darti retta. e sembra sforare da tutti i canoni che la civiltà, o il buon senso, comanda. Parla, cucina, FA, dice. E' sempre in movimento, nello stesso posto, ma sempre in movimento. Cavalca il flusso degli eventi: mi ha detto una volta una ragazza, "la questione non è come sopravvivere alla tempesta, ma di danzare nella pioggia". Touchè. Il mutamento è alla base del di ogni cosa, non c'è mai staticità. La vita è una danza. Alle volte impercettibile, alle volte eclatante, ma pur sempre in movimento. Potrebbe essere, mi viene da pensare, una costante inserita nel nostro universo (da chi? da cosa? bho...): se tutta la materia fosse ferma, immobile, sarebbe più o meno a 0 gradi Kelvin. No energia. No movimento, no calore, no vita. Lascio le teorie sull'entropia a chi ne sa di più, per ora. Però... noto analogie. A caso? Può darsi. Però mi fa pensare che se l'universo intero risolve i suoi problemi danzando, perchè noi, granellini infinitesimi di sabbia, non dovremmo riuscire a risolvere i nostri in un modo...simile? Vedo tanta gente ferma intorno a me. Imprigionata in limbi che non portano a decisioni chiare e fruttuose. Io, intanto, faccio come il signor Chu. E...finale a sorpresa.

nihao.