lunedì 18 novembre 2013

lo spazio
andare lontano
esplorare nuovi mondi
raccontare di stelle nuove
fluttuare in altre atmosfere
raggiungere i confini dell'universo
nell'infinitamente piccolo
la causa
dell'infinitamente grande
il disegno massimo
di qualcuno (o qualcosa)
una fluttuazione
la musica dell'essere
che é

giovedì 17 ottobre 2013

"Sometimes, you just have to be an a§$hole"



Attenzione: post lungo e decisamente polemico. Per chi volesse delle conclusioni rapide, vada al fondo. :D
Ogni tanto serve essere pistini, anche a costo di apparire come dei perfect assholes. Me l'ha detto Mattias, designer svedese con cui ho collaborato nell'ultimo weekend. Sarebbe una buon esercizio per se stessi, ricordarsi i propri diritti; per gli altri, invece, ricordare che il furbettismo è una pratica decisamente sconsigliabile in europa nel 2013, quando poi ci confrontiamo con svedesi, norvegesi, tedeschi e altri membri dell'unione.
Lo sfogo è partito da una mezza cazzata, come sempre, ma del resto quello che più ci rompe le palle non è la strada trafficata sotto casa, ma la piega del lenzuolo sotto la chiappa. Tempo fa ho comprato un mouse "prufésciunal", una bestia di mouse con 24 tasti divisi in 3 configurazioni, sensibilità di una donna con le cose e la luna di traverso e tante belle funzioni che velocizzano le azioni tediose nei vari programmini.
Io, che non le vado tanto a dire, avevo trovato questo sito ( www.bpmpower.com/it/ ) che faceva tutto ad un prezzo leggermente inferiore, tipo 5 euro in meno, e mi è salita la scimmietta genovese sulla spalla. Dai e dai, dovevo partire, non potevo aspettare altrimenti e l'ho comprato. Olé!
Tutto alla grande per un anno e mezzo quando, grazie all'obsolescenza programma troppo precoce, mi si svampa il clic del sorcio. Fanculao meravigliao, non sono manco due anni che ce l'ho indiepercui mi sento abbastanza autorizzato a far valere quei pochi diritti da cittadino italiano che mi rimangono. Mi metto in posizione di combattimento e telefono alla Logitech (da-dannnn!). Neanche a dirlo, erano consci del problema, e senza fiatare, serafici, mi dicono che loro gestiscono le garanzie del secondo anno tramite i rivenditori e che mi avrebbero sostituito il topolone non con un altro uguale, ma addirittura con il modello successivo. Metto giù la cornetta e tempo cinque secondi entra il nonno della Bistefani, un pò spaesato, che mi fa: "dove cazzo sono finito?".
Allora chiamo il rivenditore e mi accordo per riportare il mouse, visto che questo negozio aveva la sede operativa nientepopodimeno che nellà mia città natale. Ritirano il prodotto, mi fanno il foglio del ritiro e attendo contento il sorcio nuovo a casa.
Purtroppo, il modello successivo che avrebbero dovuto mandarmi costa 20€ in più di quello precedente. Presumibilmente l'hanno ricevuto aggratis dalla Logitech, ma di regalare un upgrade ad un loro cliente così, senza guadagnarci neanche un pò, proprio non se la sentono e allora mi fanno il temibile buono di importo pari al valore dell'acquisto.


-"Nonna... Nonna... m'hanno fatto un buono.. che vor di'.. vor di' che...?"
"Che te la piji n'der culo!"


Qui scatta la viulenza.
Inciso: io sto buono lo posso usare solo lì, in un posto che evidentemente non parla con i propri fornitori e fa di testa sua, magagnando qua e là - tanto è un negozio online. chimmivappiùaccercare?
Tuttavia, la cosa è più subdola. Al telefono mi viene detto che possono anche farmi un bel rimborso, basta che io fornisca l'IBAN. Whoah, dai. Rivaluto l'onestà del venditore... e faccio male.
Dopo che mando le mie coordinate bancarie scopro che sì possono rimborsarmi, ma solo del 12,5% del prodotto, sostenendo che è stato usato per un anno e mezzo. E dandomi anche dello stupido via telefono. Più o meno comportandosi com il famoso piccione che gioca a scacchi.
Facendo il punto della situazione, mi trovo:
  • senza mouse fichissimo;
  • senza soldi spesi per il mouse fichissimo;
  • mandato a funcool dal venditore (che ha perso un cliente).
Chiamo la Logitech, per chiedere se tutti i loro rivenditori fanno così. La risposta ha quasi dello sconvolgente: mi dicono di accettare quel che posso e nonostante io per loro sia un Pinco Pallino qualunque mi lanciano uno scontone personale per ricomprarmi il modello nuovo del suddetto sorcio, questa volta dal loro sito, aggiungendo che per i prossimi acquisti, mi conviene comprare direttamente da loro.
Non ho ancora perso la speranza di rivedere i miei soldi, o almeno parte di essi. Sicuramente quel negozio ha perso un cliente e Logitech ne ha vinto uno nuovo che non ha più paura di rivolgersi direttamente a loro. Non mi fiderei più neanche di altri negozi online italiani che non trattino direttamente col cliente faccia a faccia. In Italia, se si tratta di soldi, homo homini lupus.

TL;DR:
Non comprate nei negozi online in Italia, a meno che non siano cose poco importanti di cui non chiedereste la garanzi oppure conosciate (e vi fidiate di) personalmente chi li gestisce.
Logitech ha un servizio assistenza praticamente utopico.

lunedì 18 marzo 2013

Meu Brasil - Obrigado!


faz um ano. 
Um ano atràs eu chegava em um paìs distante, do outro lado do oceano, com minhas malas (muitas), minhas luzes e minhas sombras.
Eu nao sabia o idioma. Eu tinha preparado algo em casa, comprei um metodo de auto-aprendizagem, que nunca li alem capìtulo 2, mas eu estava confiante em meu Ingles:  me trouxe apenas fora do aeroporto. 
Nao sabia sobre este paìs se nao fosse por uma notìcia na tv de vez em quando. Eu o conhecia de danças, das praias, da natureza, e que eles falavam uma lingua diferente de todos os seus paises vizinhos. Quanto pouco que eu sabia, desculpem! Nao sabia de todas coisas lindas demais de quem ninguem fala e que voce nao pode conhecer se voce nao vive là um pouco! :)
Aprendi sobre este paìs a pouco a pouco, erro depois de erro, e já aqui agradeço a todos para mostrar, alguns mais e outros menos, infinita  paciencia comigo. Algumas coisas eram obvias aqui que eu não estava là, e vice-versa. 
Foi uma experiencia muito forte, talvez feito tarde demais, mas assim è a vida: oferece um biscoito, entao chuta voce nas canelas e, eventualmente, leva o biscoito tambem. Mas às vezes ela està errada, dois e voce pode manter um! ;)

Obrigado a todos aqueles que organizou e conselhou nos primeiros dias. 
Obrigado a todos aqueles que procuravam pra mim, de forma que tanto adorei. 
Obrigado a todos aqueles que me ajudaram quando eu precisei e para quem estava perto de mim. 
Obrigado a todos aqueles que trabalharam duro para mim e me entendi. Mesmo para aqueles que tentaram e ficou de saco cheio. Pra eles, eu tenho oferecer uma cerveja major! (e pao de queijo tambem)

Obrigado a todos aqueles que me apresentou a cultura de este lugar maravilhoso. 
Obrigado a todos aqueles que me apoiaram ao longo desta aventura. 
Obrigado pelos amigos que conheci là! 
Obrigado por todas as pessoas que eu conheci!

E ainda eu devo um pedido de desculpas. As vezes me leva por muito tempo, mas os homens precisam se desculpar, tembem. Como que nao posso esquecer todos os momentos bons, nao posso esquecer aqueles ruins e so voce pode me absovler por este. Desculpem!

Desculpem pelo que eu nao entendi. 
Desculpem a minha cabeça sempre nas nuvens. 
Desculpem a bagunça que eu combinei as vezes.
Desculpem pelas pessoas que ofendi, voluntariamente ou involuntariamente. 
Desculpem a incapacidade de aproveitar ao máximo os momentos que tive. 
Desculpem se às vezes nao foi a altura das suas expectativas.

Mais uma coisa entendi, sem duvidas: o que è a saudade.
Acho que meu viagem va continuar ainda, (e nao è excluido que eu possa voltar!) eu nunca vou esquecer o que foi. Nunca vou esquecer o meu Brasil, o Brasil que eu vivei e adorei e amei. O Brasil consegui entrar no meu coraçao e deixar uma marca forte e indelevel em mim.

Ainda obrigado por tudo, especialmente a:
Dijon, Carlos, Daniela, Danielly, Fernando, Marcelo, Nadja, Rita, Roberta, Lia, e todos os professores da Ed-UEMG todos; Alan, Alan, Alice, Aline, Aline, Ana Carolina, Ana, Ayumi, Barbara, Bianca, Bruna, Brunna, Caio, Camila, Carla, Carlos, Carlos, Carol, Caroline, Chico, Clarissa, Davi, David, Dayana, Ellen, Emily, Felipe, Felipe, Felipe, Fernando, Fernando, Georges, Giovanna, Haendel, Helen, Henrique, Humberto, Isabela, Isadora, Isis, Jessica, Jessica, João, Juliana, Karina, Karoline, Laira, Larissa, Leonardo, Leone Antonnione, Leticia, Lidja, Lìvia, Luana, Lucas, Lucca, Luciana, Luisa, Marcela, Marcello, Marcelo, Maria Cristina, Maria Luiza, Matheus, Michel, Michelle, Miti, Nangil, Natalia, Natalia, Nathan, Nicolas, Patricia, Paulo, Paulo, Pedro, Polliana, Priscila, Priscila, Priscila, Racchel, Rachel, Rachel, Rafael, Ranata, Ravi, Rayane, Rayanne, Rayssa, Sabrina, Silvio, Sofia, Soraia, Taciana, Tainà, Tatiana, Thais, Thalles, Thayana, Thiago, Vanessa, Viviane, Viviane, Viviane, Wanes e todos o que eu esqueci!!!
(se alguem foi esquecido me mande inbox/e-mail/mensagem no face e vou adicionar!)

Um abraço a todos!!!! 



(e desculpe uma vez mais por meu portugues feio! escrever è muito mais dificil que falar... e sem pao de queijo eu to PER-DI-DO!)

domenica 2 dicembre 2012

la voglia del sabato sera




00:45, sabato notte.
mamma: "pensi che il mac donald's sia ancora aperto? avrei proprio voglia di un dolcetto."

non ce ne sono mica tanti di posti dove puoi trovare quello che ti serve all'una di notte, specialmente se abiti in periferia. qui abbiamo già il mac donald's, angolo di mondanità nelle pianure desolate: al sabato chiude all'una di notte, mica come quelli della city che tengono aperto fino alle 2 o alle 3. tanto è sempre deserto o quasi, la gente non si fida ad andarci e preferisce alla puzza di fritto la commistione di spezie, freddo e smog del kebabbaro (quello del cimitero o quello del penny market: de gustibus).

per le strade non c'è quasi nessuno: dove sono finiti tutti? hanno curato la febbre del sabato sera? forse, io intanto azzardo un'idea: sono tutti nei multicinema, multisala, multinegozi, multipersone. più o meno fuori città, vicino alle grandi arterie d'asfalto, i centri d'agglomerazione umana dove si somministra divertissement concentrato sotto la luce di tantissimi neon o led che illuminano a giorno il complesso.

una ressa. ci si incazza ancora prima di arrivare a destinazione perchè devi parcheggiare lontanissimo, magari in un'area industriale poco raccomandabile o in un posto rubato spostando un cassonetto eseguando manovre che al confronto parcheggiare a genova è una quisquilia, tanto i parcheggi multipiano ono sempre pieni o inagibili. poi ci si reincazza facendo la coda al locale-loculo prescelto in attesa di un posticino, alla faccia della cultura hipster: sono di nuovo tutti lì; se è un cinema mulisala ormai o hai prenotato o il film finisci a vederlo in uno di quei posticini lateralissimi nelle prime file, e ti incazzi anche lì. alla fine ci si incazza nuovamente quando si va via perchè magari un'altro indiana jones alla ricerca del parcheggio perduto ci ha praticamente bloccato l'accesso alla macchina o l'uscita dal parcheggio.

in una serata epica l'ho trovata anche io, la smart parcheggiata di sguincio a cavallo di due posti. preso da una ventata di finezza e poetica, ci ho lasciato un fogliettino sul parabrezza:
"se scopi come parcheggi non meravigliarti di essere cornuto/a"
e meno male che le chiavi delle volkswagen son di plastica. alla faccia della seratina rilassante...

00:55
io: "li avete ancora due muffin e due ciambelline?"
voce: "certo, passa pure alla cassa tre. mangi qui o porti via?"

lunedì 22 ottobre 2012

notte di mezzo autunno

In principio c’era internet.
E su internet c’erano tanti “siti”, isole nella rete piene, chi più chi meno, di contenuti. Era un posto dove navigavano gli internauti. Pagine.

Poi venne lui, il blog.
E gli internauti cominciarono a parlare di sè stessi. Dei loro viaggi e delle loro scoperte. Tutto era lì a portata di un link. Articoli.

E adesso ci sono i social network.
Circuiti chiusi, collegati tra di loro, ma pur sempre chiusi. Sono tutti lì, trasportati dlla comodità di un’applicazione specializzata che ti permette, finalmente, di comunicare al mondo che non hai niente da dire. Frasi.

 Internauta è qualcosa di più.

lunedì 26 luglio 2010



Sono vecchio e polemico.
Se la pubblicità deve riflettere i nostri desideri, allora sostengo le antifone dei vecchi bacucchi: si stava meglio quando si stava peggio, non ci sono più i giovani di una volta, dove andremo a finire.
Mi sono trovato a discutere sulla validità di un settimanale dedicato al pubblicato femminile con mia madre che, per fortuna, sembra (metaforicamente) aver visto un pò più in là della prima pagina. Già dalla copertina (quindi qualcuno di voi saprà già di quale giornaletto sto parlando) si intuisce che il pezzo forte del settimanale è una breve intervista a Cameron Diaz, che campeggia sulla copertina mentre si erge da una sedia tipo da regista, vestita solo di un audace costume da mare che ben poco lascia all'immaginazione, un bel paio di scarpe col tacco a spillo degne della migliore master e uno sguardo ammiccante di quelli che sembrano dirti "sì, voglio te (e tutto il tuo cetriolame)". Ma non era una rivista femminile? Iniziamo bene!
Sul retro, una pubblicità a tutta pagina di intimissimi che più per donne sembra una foto da playboy, di quelle che nascondono i marinai nei loro sacchi a pelo. Ma qui la storia è nota, in realtà serve a scatenare nelle pulzelle la competizione tra loro e la modella, e di presentarsi una sera al proprio pisquano con indosso il completino per fare "allora, meglio pasticciarsi davanti alla foto o pastrugnare queste belle cosciotte reali?".
Dentro la rivistina, troviamo in primis un'articoletto sulla Letizia Moratti. Personaggio che viene ritratto durante una gioisa pausa caffè+torta+colleghi al baretto chic della Milano da bere. Ok, andiamo avanti.
Il giornaletto prosegue con una miriade di microarticoli del medesimo spessosre (quant'è bello il mio nuovo pratino all'inglese/cosa fare se mio figlio gioca alla playstation/le nuove imperdibili trendy scarpine per quest'estate) fino ad arrivare al pezzo forte: l'intervistona a Cameron Diaz. Intervistona che si riduce a 2 foto ENORMI della Diaz, ritratta mentre esce ammiccando dalla piscina, e mentre prende il sole praticamente patana, aspettando che il suo schiavo nubiano le porti un gin tonic. L'intervista, 4 domande che non concludono niente. Però Cameron Diaz è proprio figa con quel costumino. Ho già detto che Cameron Diaz è figa? Ah.
Farciscono il giornale un sacco di rubrichette sciccose su come preparare una perfetta frittata (mecojoni) e cosa mettere nella borsetta per un perfetto make-up d'emergenza al semaforo (esticazzi), le lettere scritte dalle giovani pasticcine sciantose che dicono quanto sia trendy e a-la-page fare jogging a central park col proprio iPod. Sempre meglio.
Sono proprio vecchio e polemico.
Editoria italiana, ripigliati ste quattro cagate e aridacce Selezione.

sabato 19 dicembre 2009




cos'hanno in comune un aborigeno ed un inuit? all'apparenza, nulla. in realtà, solo la forma esterna. entrambi nascono, vivono, crescono, muoiono. uno dei due prende più sole ed avrà la pelle bruciata; ma l'altro prende più vento e più freddo, ed avrà la pelle segnata da questo. differenze esterne. differenze buone per una tigre, o per un orso polare affamato: noi, homo sapiens, abbiamo sviluppato il dono di vedere Oltre. di vedere la Storia, quella degli uomini. Storie che, come per magie, sono identiche. rabbia, gioia, felicità, gelosia, tristezza, soddisfazione, impegno e mille altre ancora: non credo di aver avuto abbastanza tempo per conoscere tutte le sfumature con cui può essere dipinta una Storia.
le Storie, di cui non vi racconto qui perchè non mi chiamo Manzoni e non voglio essere prolisso, sia quella di Dayindi che quella di Atanrjuat si perdono nelle nebbie dei tempi. antichissime. prima che l'uomo creasse il denaro, la fama, il telefono cellulare. eppure queste storie, se Ascoltate, ci piombano addosso attualissime e più forti che mai. se Ascoltate, ti prendono per il bavero della camicia e ti scuotono con un vigore degno di un giovane acrobata. perchè? perchè parlano di Uomini, di Noi. senza parole complicate, senza burocrazia formale. sono arrivate fino a noi perchè sono Storie degne di essere Ascoltate. e scrivere una Storia degna di tale onore avendo a disposizione una lancia di bambù o di osso di balena è un compito che necessita particolare impegno, questo è inopinabile.


proprio qui, mi fermo a riflettere. mi guardo attorno, vedo muri di mattoni e cemento e ferro, vedo un netbook, vedo una rete che mi consente di poter comunicare dall'altr parte del globo terracqueo all'istante, vedo libri stampati. sono strumenti che ci facilitano la vita. ci mettono tra mani la possibilità di scrivere la nostra storia. quante cose avrebbero potuto fare Dayindi ed Atanarjuat, con un coltellino svizzero al posto della selce o di un osso. Noi, ora, siamo in un'epoca d'oro. abbiamo la possibilità di scrivere e sviluppare la nostra storia. farla diventare degna di essere raccontata. solo che l'uomo dentro di noi viene imbavagliato e rinchiuso nel dimenticatoio da tutto ciò che è non-uomo: così ci dimentichiamo che siamo Uomini e di come si scrive la Storia di un Uomo. e crediamo all'illusione che tutto ciò che è non-uomo ci serva, come l'ossigeno, per Vivere. ma è Vita? la Vita è qualcosa di virale. dove c'è Vita si genera altra Vita, queste energie si toccano, si scontrano, si uniscono, si dividono, si rimescolano in quel caos che ci dà energie per vivere. queste forze siamo Noi, che ci sfioriamo, ci guardiamo, ci scontriamo, ci uniamo, ci assimiliano e ci dividiamo. la comunità prospera quando gli elementi sono relazionati gli uni agli altri. c'è movimento, energia. un'insieme di elementi variopinti ma separati gli uni dagli altri è solo un mucchio di "cose" senza froma. pensate ad un mucchio di mattoni in una pozzanghera con sopra un sacco di cemento. ora pensate ad un muro. acqua, cemento, mattoni. relazionati tra di loro, connessi. quel muro può fare ombra, può reggere un tetto, può essere dipinto, può farci da sostegno, ci possiamo giocare a muretto, ci attacchiamo un quadro. il mucchio di mattoni nella pozzanghera...fa disordine, non serve a niente. però è servito a chi ha venduto il materiale.


Noi, Uomini, abbiamo in mano gli strumenti per fare Cose. ma non da soli. siamo tutti qui, con gli occhi bendati: non possiamo vederci, possiamo solo sentirci e raccontarci le storie che vediamo dipinte sull'interno delle nostre bende, ognuno che crede che la sua benda sia la più bella di tutte. dobbiamo avere il coraggio di levare le bende che proteggono i nostri occhi, disegnate di oro e pietre preziose all'interno, e farci bruciare gli occhi dal sole per vederci l'un l'altro, accorgersi di non essere mattoni e acqua e cemento buttati lì a caso e scoprire che nessuna cosa possiamo aver visto disegnata nelle nostre bende può essere più vivida delle Storie che sentiamo e Vediamo con i nostri occhi e le nostre orecchie. non dico che non sia indolore: se non abbiamo mai usato gli occhi alla luce del sole prima d'ora, dovremo abituarci. e mentre si patisce per il dolore, chi a fianco è ancora bendato può farci notare come si stia benissimo al riparo della benda, ma a quel punto, noi saremmo già persi negli occhi (sbendati) di quelle meravigliose creature che sono gli Uomini attorno a noi.


E uno dopo l'altro, pian piano, ci sveglieremo e ci scopriremo Uomini.